sabato 9 gennaio 2016

Di notte pulsa la fosforescenza, sborda l'ora legale dalla radiosveglia, le luci di natale ancora da archiviare, la lampada alogena in salotto, il display del decoder che non spegni mai, l'occhio del portatile, il bagliore dello spam sul cellulare in carica e, nello sgabuzzino, la spia lampeggia della lavatrice carica di roba da asciugare. I giorni vaporosi si sono trasformati in cupi, gli autobus, la pioggia, la foresta pluviale nella serra – questo hangar gigante a zelarino che vi incapsula –, e noi febbricitanti rinchiusi nel nostro minestrone, in attesa di un normale ritorno del normale.

venerdì 21 ottobre 2011

La nuova panettiera non è antipatica, ha circa la mia età, ma se ti prende nel suo morso logorroico non ti molla più finché non ha esalato l'ultima frase sull'argomento, qualsiasi argomento. In particolare è imbizzarrita contro i ventenni, che sono pigri, poco curiosi, se ne stanno davanti al computer 24 ore al giorno e non escono neppure per prendere il pane e non conoscono i dolci della tradizione, ma si accontentano di pastine alla marmellatta e di pizza, solo pizza, dice mentre mi consegna una fetta di margherita.

E' un po' di tempo, comunque, che noto un certo andazzo nei discorsi dei coetanei: quand'ero giovane io c'era questo e non quello, questo era meglio, noi eravamo meglio, noi eravamo più indipendenti, più istruiti, più controllati, più simpatici, persino i cartoni animati erano più belli, e giù una sfilza di titoli e di nomi e di sigle degli anni ottanta. Ma io mi chiedo: ma quando ero giovane io, i trentenni erano così lamentosi?

mercoledì 19 ottobre 2011

Allora oggi ho preso in mano la situazione, anche se il clima favorisce il disperdersi delle energie. Ho regolato sveglie, caricato timer da cucina, istruito il computer a rilasciare scosse elettriche se mi distraggo troppo - ma il computer è indulgente e non lo fa. Dopo un mese e mezzo di autoregolamentazione, ancora non ho il controllo del mio tempo - non totale, ma almeno parziale, saper alternare qualche ora di scrittura con qualche ora di lettura e studio - ma l'indisciplina, si sa, è dura da disciplinare. Eppure quando mi metto al lavoro poi tutto fluisce bene - tranne qualche stallo momentaneo, qualche riflusso mentale, qualche distrazione che volteggia a larghi cerchi sulla testa, in attesa di colpire. Il mio più grande nemico è il bottone destro del touchpad, ma disattivarlo non è sufficiente. Ho una lista di cose su cui lavorare che si è miracolosamente assottigliata, ma che è ancora complessa... La fatica del lavoro è per me soprattutto questo: la fatica di mettersi al lavoro.

martedì 18 ottobre 2011

Mi sento tornare ad una fase ansiogena, di stasi. Il ritardo con cui ogni giorno mi metto al lavoro, l'indulgenza verso l'internet, lo svago, l'interesse per la culinaria, il menù della settimana, le pulizie... è come avere dei satelliti orbitanti attorno alla testa, pianeti abitati da popolazioni belligeranti che esigono attenzione: sono tutti lì, in cima a minuscoli grattacieli, tengono in mano cartelloni con su scritto: "Sono qui, guardami" solo per poi spernacchiarmi.

lunedì 17 ottobre 2011

Fuori dal supermercato

- Senti, ho fame, non è che hai spiccioli?
- No, però ho delle clementine. Vuoi due clementine?
- Hai mele?
- Scusa?
- Mangio solo mele.
- No, però ho delle clementine, guarda che bel colore...
- No no, mi piacciono solo le mele.
- Ma sono buone, te le...
- No, no, grazie, non importa, grazie così.
- Sicuro?
- Sì, sì, sarà per la prossima volta, grazie, ciao.

venerdì 14 ottobre 2011

Questa storia delle farfalle nella dispensa mi ossessiona, non tanto per le farfalle quanto per lo stadio larvale che le farfalle stesse vivono prima di diventare appunto farfalle. Oggi ho trovato un verme bianco che strisciava sul telefono. In questi casi lo schifo ha il sopravvento sulla razionalita e c'è mancato poco che buttassi il cordless nell'acqua del lavandino. Poi apri la dispesa ed è tutto vuoto, tutto immobile, come in certe vignette di Gary Larson in cui le mucche hanno una vita sociale all'insaputa del contadino.


















Nel frattempo la vita scolastica di Gi si fa complicata, presidi con ansia di controllo, bidelli spia, colleghi iperpresenti. Non me lo stesse raccontando lei stessa penserei a qualche racconto di Stephen King oppure a certi manga in cui la scuola diventa un campo di concentramento. Seguiranno aggiornamenti.

giovedì 13 ottobre 2011

Perderemo quindi Marcello e il controllo sociale che la sua pancia teneva dentro il vicolo. Il trasloco è, dice, già in programma. Si sposta di cinquecento metri, ma è già tutta un'altra zona. Si sarà stufato dei soliti spettacoli, delle lauree continuee nel bar di fronte. Ci andrà qualcun altro? Chi mai vorrebbe stare in una casa con la finestra del bagno al piano terra, direttamente in strada?

Gi intanto passa le notti a sognare la scuola. Quando arrivo a letto mi dice di scrivere alla lavagna il primo punto dell'elenco. Poi ha un barlume di consapevolezza, ride e dice "Dai!".
Quando le chiedo "Cosa hai detto?" lei risponde "Rileggimi il dettato", poi ride e dice "Dai! Ma sto dormendo!".
Allora le chiedo "Non ho capito, mi ripeti?" e lei dice "Fammi vedere il quaderno."
 
 
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